REDAZIONE RIMINI

Tentato omicidio. Accoltellato in centro, cinque giovani indagati

L’episodio risale al marzo scorso: un 17enne riminese venne aggredito da un gruppo di coetanei e raggiunto da due fendenti durante una rissa. Identificati i presunti assalitori: quattro di loro sono minorenni.

L’episodio avvenne in via Cairoli

L’episodio avvenne in via Cairoli

Tentato omicidio aggravato. È l’accusa, pesantissima, a carico di cinque giovanissimi – quattro minorenni e un neo maggiorenne, residenti nel Riminese – iscritti nel registro degli indagati per l’accoltellamento avvenuto il 17 marzo scorso a Rimini, in pieno centro storico, ai danni di un 17enne riminese che finì in pronto soccorso a Cesena in gravissime condizioni, venendo sottoposto ad un delicato intervento. Le indagini condotte dalla squadra mobile, grazie anche alla testimonianza della vittima e all’analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza del centro storico, hanno permesso agli inquirenti di stringere il cerchio attorno ai cinque ragazzi (quattro italiani e un rumeno) che si sarebbero resi protagonisti dell’aggressione. Tra di loro c’è un 17enne, italiano e residente a Rimini, difeso dall’avvocato Cristian Brighi, individuato come l’autore materiale dei fendenti.

Il giovane avrebbe confermato di aver accoltellato il coetaneo, pur spiegando di non essersi portato l’arma da casa ma di averla recuperata una volta arrivato in centro storico. Nei suoi confronti, e nei confronti degli altri tre ragazzi che non hanno ancora compiuto 18 anni, procede la procura del tribunale dei minori di Bologna, mentre la posizione del maggiorenne è al vaglio della Procura di Rimini. Il 17enne ferito, insieme ai suoi familiari, è assistito dall’avvocato Flavio Moscatt.

Le coltellate avevano raggiunto e lesionato l’intestino tenue e il muscolo gran dorsale del giovane riminese. Quest’ultimo, quella notte, era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Bufalini di Cesena dove era stato sottoposto ad un intervento chirurgico d’urgenza. Aveva rischiato davvero grosso, ma dopo una notte di passione aveva ripreso conoscenza, anche se ancora porta addosso i segni di quella feroce aggressione. I medici avevano stabilito per lui una prognosi di un mese. "E’ successo tutto attorno all’una, nella notte tra sabato e domenica – aveva raccontato il padre del ragazzo al Carlino, ricostruendo l’episodio –. Mio figlio era uscito per andare a mangiare qualcosa in centro insieme ad una sua amica. Stava tornando nel punto in cui aveva legato la bicicletta, poi avrebbe fatto rientro a casa, a Rivabella. A un certo punto, tra via Cairoli e corso d’Augusto, il ragazzo è stato avvicinato da un altro giovane, che ce l’aveva con lui per qualche motivo. Hanno iniziato a discutere. Sono arrivati degli altri ragazzi, mio figlio è stato letteralmente circondato. La situazione è precipitata. E’ scoppiata una rissa. All’arrivo della polizia, il gruppetto si è disperso, mentre mio figlio è rimasto lì. Solo in quel momento si è accorto che stava perdendo sangue e che era stato colpito due volte, al torace e nello stomaco, da un taglierino o da un coltello".

L’esatta dinamica dell’episodio al momento è ancora al vaglio degli inquirenti. Secondo quanto emerso, dietro l’aggressione ci sarebbe una lite per motivi banali, forse per uno "sguardo di troppo" o per vecchie ruggini tra giovanissimi nate in precedenza sui social network. Il gruppetto al quale appartenevano i cinque indagati si sarebbe prima scontrato con degli altri ragazzi, in questo caso di origine straniera. In seguito, nel parapiglia generale, alcuni di loro erano entrati in contatto con il 17enne. La tensione era schizzata alle stelle e la situazione era ben presto degenerata, portando quindi al ferimento del minore. Quest’ultimo, una volta giunto all’ospedale Bufalini di Cesena, era stato posto in coma farmacologico, riuscendo in seguito a riprendersi nonostante la gravità delle ferite.

Lorenzo Muccioli