REDAZIONE REGGIO EMILIA

"Il pavone come l’album di famiglia Dovevo restituire qualcosa a Reggio"

Intervista a Joan Fontcuberta, l’artista catalano che ha realizzato il mosaico sul palazzo dei Musei Civici "Perché ho scelto proprio quella figura? Per i significati simbolici di rinascita e per la sua sinuosità"

di Stella Bonfrisco

Fotografo e artista nel senso più ampio del termine, docente, saggista, curatore, scrittore. Ma soprattutto, Joan Fontcuberta, catalano di Barcellona, è un attento osservatore della realtà contemporanea, che legge e restituisce attraverso le proprie opere.

Fontcuberta, com’è nata ’Curiosa Meravigliosa’?

"Sono legato a Reggio da tantissimi anni. Nel 1980 sono venuto in questa città per la prima volta, proprio per visitare il Museo. Un legame che si è rafforzato con le mie partecipazioni a Fotografia Europea. Ho avuto tanto da Reggio e quest’opera è stato il mio modo per restituire qualcosa alla città. L’idea di creare un’opera permanente, che nascesse grazie alla partecipazione della comunità mi è sembrato il modo migliore per farlo".

Lei si è già cimentato nei grandi mosaici. Straordinario quello prodotto per la sua città dal titolo "El beso", che campeggia nel barrio gotico.

"Che non è il primo. Prima del ’Beso’ ero stato invitato a realizzare un progetto partecipativo, sul tema dell’integrazione, a Sajazarra: un piccolo paese di 150 anime. Utilizzai questo metodo di lavoro per realizzare ’la campana della mora’, un album di famiglia. Nel 2014 la mia città mi ha invitato a realizzare un altro mosaico, composto da fotografie. La Spagna stava attraversando un momento difficile, in cui alcuni diritti sembravano essere messi nuovamente in discussione. Come quelli conquistati dalle coppie omosessuali. Realizzai dunque questo bacio tra due donne, che vuole significare che il mondo nasce ogni volta da un bacio. E mi piace dire che in questi anni l’opera non ha mai subito nessun vandalismo".

Com’è nata l’idea del pavone?

"È stata dettata soprattutto da criteri grafici, perché la sua forma si poteva adattare molto bene alla facciata che avrebbe accolto il mosaico. Sedici metri di altezza, con alcune finestre... Occorreva una figura sinuosa. Studiando poi questo elegante e variopinto uccello ho visto che ogni cultura, più o meno antica, ha attribuito al pavone molti simboli. Una sorta di ‘fenice’, insomma, legata principalmente a valori di rinascita. Non ho avuto dubbi che fosse il soggetto più adatto ad accogliere l’album di famiglia della comunità reggiana".

Come si è arrivati alla realizzazione di questo ‘album di famiglia’ racchiuso nel grande pavone?

"Sono state oltre 12mila le fotografie arrivate da reggiane e reggiani. A queste ho aggiunto circa 10 mila foto d’archivio dei Musei, con immagini di oggetti presenti nelle collezioni. Con uno specifico programma informatico poi ho messo in connessione disegno e fotografie. Sono state dunque selezionate le immagini che per colore e caratteristiche corrispondevano al preciso tassello".