
Un momento dell’incontro alla sala Dantesca. Da sinistra, Patrizia Ravagli, Eugenio Fusignani, Antonio Patuelli e Valerio Baroncini (Foto Corelli)
Ravenna, 30 marzo 2025 – “Attenzione a toccare la Costituzione che il più delle volte la si peggiora. E, soprattutto, non va fatto a colpi di maggioranza perché chi è maggioranza oggi può essere minoranza domani e la costituzione è fatta per garantire tutti, non una parte contro l’altra”.
Un incontro sull’attualità del proclama di Rimini di Gioacchino Murat di cui ricorrono quest’anno i 210 anni dall’emanazione – anniversario celebrato ieri con un incontro voluto dalla Fondazione Ravenna Risorgimento presieduta da Eugenio Fusignani, con Valerio Baroncini vicedirettore del Carlino, nella sala Dantesca della Classense con la direttrice Patrizia Ravagli che ha fatto gli onori di casa – è stata l’occasione in cui Antonio Patuelli, smessi gli abiti del banchiere e indossati quelli dello storico, ha parlato di Risorgimento e Patria, allargando lo sguardo alla democrazia e alla sua difficile declinazione anche oltreoceano. E se il proclama di Murat incitava a lottare contro il dominio austriaco, il Risorgimento, ha ribadito Patuelli, è la nostra “radice istituzionale”.
Ravenna ha grandi radici risorgimentali, grazie anche a Luigi Carlo Farini e alla presenza di Lord Byron, e il primo disegno di una unità nazionale italiana risale nientemeno che a Dante e ha in Manzoni (“Liberi non sarem se non siam uni”) il suo interprete con parole scritte nel 1815 proprio all’indomani del proclama di Murat.
“Anche il linguaggio – ha insistito - ha la sua importanza e usare come sinonimi “Nazione”, “Stato”, “Paese” e “Repubblica” è fuorviante perché se la Nazione esprime un’entità di natura culturale e spirituale che nasce con Dante, lo Stato era un sogno, dare indipendenza politica alla nazione. Il Paese, invece, è un’invenzione di Giovanni Giolitti che indica le caratteristiche organizzative e il sistema normativo e identifica un’Italia in movimento, in crescita. Poi c’è la Repubblica che indica tutte le istituzioni”. E quando si parla di Patria si fa riferimento a sentimenti che, ha concluso Patuelli, “non possono essere usati come una clava contro altre nazioni e in termini aggressivi come è stato fatto nella prima metà del 900. Noi siamo la Patria dell’Umanesimo, in Toscana la pena di morte venne abolita alla fine del ‘700. E Trump ora la estende; io rabbrividisco”.