MATTEO FATTORI
Cronaca

Vuelle, dal ritorno al futuro a quello all’inferno. In questa squadra c’è molto da rivedere

Primo limite: assenza dell’asse play-pivot. Ma pesa anche la squadra troppo corta, visti gli infortuni. Urge mettere mano alla truppa .

Un momento del match con Rimini. E’ una fase alquanto delicata per la Vuelle. Ora bisogna considerare una serie di soluzioni per rimettersi in riga

Un momento del match con Rimini. E’ una fase alquanto delicata per la Vuelle. Ora bisogna considerare una serie di soluzioni per rimettersi in riga

Da "Ritorno al futuro" a Ritorno all’Inferno. A Rimini la DeLorean di Marty Mc Leka è atterrata improvvisamente ad ottobre 2024 quando la squadra arrancava penosamente nei bassifondi di classifica e pigliava scoppole a destra e a manca. Partenza agghiacciante, a guardare i riminesi maramaldeggiare in area biancorossa come Gulliver dinnanzi ai lillipuziani, poi, spenti i bollori iniziali, la squadra di Dell’Agnello è tornata a più miti percentuali al tiro, lasciando rientrare Pesaro, per poi ripartire in quarta nell’ultima frazione fino a sotterrare con un requiem al ritmo di mazurka la Carpegna Prosciutto sotto 18 pesantissimi punti.

La Rivierabanca ha sgretolato il castello di carta costruito dal coach pesarese in questa stagione. Un castello servito a mascherare a lungo e in modo anche efficace i limiti strutturali di questa squadra, ma che alla resa dei conti prima o poi, una compagine atletica e ben strutturata come Rimini, ha dimostrato di scardinare facilmente. Primo limite: assenza dell’asse play-pivot. Inutile girarci intorno, il basket sarà anche cambiato, ma se non si ha un leader pensante in campo e un corpaccione che fa a sportellate e prende rimbalzi, la partenza sarà sempre ad handicap. Se poi il play titolare Bucarelli, che di mestiere farebbe altro, viene limitato dai falli e gioca con una mano sola, la squadra soffre come all’italiano medio a cui viene rigata la macchina nel parcheggio. Imbrò? Preso (e pagato) come supercolpo di mercato e nominato capitano. Alla luce dei fatti ad oggi si può affermare non abbia reso quanto sperato. Ottimo tiro da fuori e bella lettura del pick’n’roll, ma non sembra un vero regista, fatica a contenere i pariruolo avversari e non pare avere le stimmate del leader. Non è un caso che a Trapani l’anno scorso mise le marce alte e divenne decisivo solo con l’arrivo di un vero play come Stefano Gentile a fianco. Poi c’è Zanotti: sceso dalla serie A, si sperava facesse la differenza al piano di sotto. Invece guarda tutti i finali di partita dalla panchina, c’è chi dice meritatamente. Manca dunque un pivot vero, che i tifosi aspettano come Godot da settembre.

Altro limite: squadra troppo corta visti gli infortuni e le scelte tecniche (legittime) nei minutaggi di chi resta. Chi davvero vuole ambire a salire, non può non mettere in conto infortuni e inciampi per strada in 38 gare, di cui molte ogni 3 giorni. Il roster deve essere lungo e adeguato e non si possono lasciar sfuggire le pochissime occasioni di mercato strada facendo solo perché non corrispondono al millesimo al prototipo di giocatore ricercato. Tutto fa brodo in un torneo dominato dalla quantità, più che dalla qualità. In sintesi: la Vuelle di oggi è la classifica che ha: ovvero una squadra da metà classifica e che a 5 giornate dal termine della stagione regolare non ha dimostrato di essere superiore a chi sta sopra. Ora il dilemma vero è: a questo punto, tentare di migliorare la squadra, ha davvero ancora senso o il treno è già passato e buonanotte ai suonatori?

Matteo Fattori