
Gli studenti della classe 1^C della scuola media di Fiumalbo
Noi studenti della 1C di Fiumalbo conosciamo bene la Linea Gotica, perché passa molto vicino alla nostra terra, e ha rappresentato una storia tragica che non è possibile dimenticare. Abbiamo visitato tutti, almeno una volta, il museo ’L’altro lato del Caposaldo’ di Pianosinatico (PT). Questa località dell’Appennino, collocata al confine tra Emilia e Toscana a 948 metri sul livello del mare, conta oggi meno di un centinaio di abitanti. Eppure, per noi, è importante: molti amici vivono lì e per alcuni di noi è lì che si passa per andare ad allenarsi in località come San Marcello, Cutigliano, Ponte Sestaione e a Bardalone, fino a Pistoia.
È noto che lo scopo di questo complesso sistema di fortificazioni, esteso dall’Adriatico al Tirreno, era quello di fermare l’avanzata degli Alleati durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. Divenuta pienamente operativa il 25 agosto 1944, la Linea Gotica resistette per quasi un anno, fino all’aprile del 1945, difesa dai reparti tedeschi e fascisti dell’R.S.I. L’area cutiglianese, considerata di alto valore strategico, nel settembre 1944 venne attraversata da truppe della Wermacht in ritirata verso nord. Qui accadde un evento triste ma non insolito, per quei giorni. Il 27 settembre un’autoblinda venne attaccata nei pressi di Pianosinatico da gruppi di partigiani locali: un ufficiale e un soldato tedesco rimasero uccisi mentre un terzo rimase ferito.
La rappresaglia scattò immediatamente: undici uomini, tra cui otto ultrasessantenni, vennero fucilati dalle SS nei pressi del cimitero. Tullio Levi, fuggito da Bologna a causa della sua origine ebraica, era fra questi undici sfortunati. Oggi, in loro memoria, accanto al cimitero e subito dietro al museo, c’è una lapide che riporta i loro nomi nell’esatto punto dove vennero fucilati.
Entrando nel museo, siamo rimasti colpiti dal grande numero di reperti provenienti dalla Linea Gotica. Il complesso è costituito di otto stanze, tre delle quali sono divise per nazionalità (tedesca, americana e italiana). Segue una stanza partigiana e due collezioni private di cimeli. Si può osservare anche un esempio di quartier generale e di infermeria ricostruiti, oltre ad una sezione in cui sono esposte armi e munizioni di ogni genere. Oltre alle stanze interne possiamo osservare il posto anche da fuori facendo dei percorsi di trekking che conducono ai bunker.
Uno studente ha dichiarato: "La cosa che mi ha stupito di più sono le giubbe che indossavano i soldati della Linea Gotica. Sono state ben conservate, e mi ricordo perfettamente che nella stanza americana c’erano dei manichini che indossavano le giubbe. Questi indumenti erano di colore verdognolo; uno di questi aveva una sezione dove conservavano tutto il necessario per la battaglia, come granate e caricatori per le armi. Quando sono entrato nella stanza americana l’odore era di legno marcio. Anche gli indumenti ovviamente erano rovinati e bagnati perché erano originali dei soldati che combattevano nella Linea Gotica". Segue un altro compagno di classe, che più di tutti conosce il percorso museale: "La mitragliatrice (un MG 42) è il cimelio che ricordo meglio e che mi ha colpito di più. L’arma era automatica con alcuni buchi nella canna e due cavalletti per tenerla in piedi, facilmente ricaricabile. Si posava sopra a dei sacchi che gli organizzatori del museo avevano messo per ricreare le trincee. Di fianco era un elmo nazista e di fronte ad esso le munizioni dall’arma. Entrando nella stanza sembrava di essere in trincea, c’era odore di polvere da sparo e stoffa bruciata. Ho immaginato di trovarmi lì, in mezzo alla terra di nessuno, nello spazio fra le trincee, al centro dei combattimenti. Ecco: il cuore mi batteva forte solo ad immaginare tutto questo. E per che cosa? Solo per una manciata di terra! Non so cosa pensavano i soldati in quel momento, quasi sicuramente alla loro forza e alla potenza di fuoco, ma senza considerare la vita propria e altrui". "Il cimelio che mi è piaciuto di più" ha proseguito una studentessa "è la bicicletta con attaccato un fucile: si vede che è dell’epoca e mi sembra che sia originale, ma quasi sicuramente è stata restaurata, perché non vedo segni significativi di ruggine. Certo, non mi aspettavo di vedere biciclette di questo tipo. Era tenuta su da piccoli pilastri bianchi e dietro, nel portapacchi, c’era un maglione. Anche io ricordo odore di legno e di ferro vecchio, come se fossimo entrati in un vecchio deposito di biciclette. Ho cercato di immaginare come i soldati pedalavano su quel mezzo, con attorno le montagne, le case distrutte e la gente senza casa che camminava sopra le macerie e chiedeva pietà ai soldati… Solo a pensarci ringrazio di non essere mai nata in quel periodo, a patire la fame, a pensare che al giorno dopo forse non ci arrivi…Purtroppo, in questi ultimi tempi in molte parti del mondo non è tanto meglio, quindi non mi consolo più di tanto". Conclude la ragazza, malinconicamente: "L’uomo è l’unica specie vivente che non impara dai propri errori". Il percorso museale è terminato con la visita ai bunker, certamente ben conservati a pensare a quello che hanno passato. Uno studente ne offre un’immagine viva: "Da fuori si capisce che erano fatti in legno e sasso con sacchi pieni di terra messi lì in loro difesa".
Classe 1^ C, medie di Fiumalbo