
Da sinistra Francesco Leali, il rettore Carlo Adolfo Porro e Paolo Tartarini nel luogo dove sorgerà il nuovo padiglione
Modena, 26 marzo 2025 – Lo chiamano padiglione didattico, ma il nuovo edificio destinato a trasformare il campus di Ingegneria promette di essere molto di più: una struttura aperta alla città, oltre che una cittadella degli studi. Quel che colpisce, osservando i disegni, è la facciata sospesa con i frangisole in alluminio, una porta d’ingresso scenografica e leggera che ha all’interno una piazza coperta, luogo di aggregazione per gli studenti ma anche di vita del quartiere, con l’idea di allestire eventi e spazi conviviali.
Il padiglione MO-53, questo il suo nome, sorgerà nei pressi di via Gottardi con una superficie di 4100 metri quadrati e ospiterà cinque aule di grandi dimensioni su più livelli, per un totale di 1.100 posti a sedere, oltre alle zone di studio e a una terrazza panoramica. Il modello, fatte le debite proporzioni, è quello del campus americano. Viene da dire che gli spazi intermedi sono protagonisti, ancora più delle aule. È un’operazione ambiziosa: costo complessivo 10,1 milioni di euro, coperto da fondi pubblici e privati. Sono arrivati 4,7 milioni dal Ministero dell’università e della ricerca, altri 4 milioni dalla Regione, 800 mila euro da Confindustria Emilia Area Centro. Per il resto, risorse di Unimore. L’ateneo cresce, c’è bisogno di essere attrattivi e ospitali a fronte della domanda in aumento.
“Il nuovo edificio – sottolinea il rettore Carlo Adolfo Porro – traduce in architettura l’idea di un’università che esercita una funzione civile, oltre che accademica. I 1100 posti saranno molto utili a Ingegneria e ad alcuni corsi di area medico-sanitaria. Ma l’operazione è importante anche per il valore simbolico: Stato, Regione e privati uniscono le forze su un obiettivo comune”. Il cantiere ha aperto qualche settimana fa, oggi c’è stata la posa simbolica della prima pietra. Il programma prevede 510 giorni di lavori, completamento entro luglio 2026. L’esecuzione è affidata a ITI Impresa Generale spa di Modena, il coordinamento è curato dallo stesso gruppo di professionisti che ha sviluppato il progetto: lo studio milanese Obr degli architetti Paolo Brescia e Tommaso Principi, insieme con i modenesi di Politecnica. Qui c’è un aspetto importante. Quando avviò l’iter nel 2018, l’Ateneo puntò sul concorso di progettazione, non sulla più semplice gara di servizi. Scelta sottolineata con favore, a suo tempo, da un ’guru’ come Matteo Agnoletto: “Così si premia la qualità”, disse l’architetto, aggiungendo che il ricorso alla procedura virtuosa era assai poco frequente a Modena. Ebbene, al concorso 2 hanno partecipato, in due fasi, 42 gruppi o studi di progettisti da tutta Italia. E per i vincitori è ora prevista anche la direzione lavori. Il progetto, in definitiva, unisce funzionalità ed estetica.
“Ma quel che conta di più – sottolinea il vice presidente della Regione Vincenzo Colla – è l’aspetto immateriale. Investiamo sul sistema della conoscenza, sono i soldi pubblici spesi meglio. Questo campus è in piena sintonia con l’identità di una grande regione industriale. C’è bisogno di ingegneri e chi avrà teste farà la differenza, anche per la coesione sociale dei territori, in un periodo complesso, con le tensioni geopolitiche che diventano crisi di valori”.
“Abbiamo 5000 studenti e 1500 matricole ogni anno”, sottolinea Francesco Leali, direttore del dipartimento di Ingegneria. “È fondamentale accoglierli in spazi all’altezza delle aspettative, destinati allo studio e al confronto di idee”. Luca Chiantore, direttore generale di Unimore, mette in evidenza “la capacità di fare squadra nell’attrarre risorse per interventi che migliorano l’offerta” e Paolo Tartarini, delegato all’edilizia dell’ateneo, punta su due parole chiave: sinergia e pianificazione, non solo edilizia.
“Sono vent’anni – ricorda – che puntiamo sulla sostenibilità, per arrivare all’indipendenza energetica”. L’edificio, assicurano i tecnici, avrà impianti di ultima generazione e i lavori non interferiranno con le attività del campus. Ma il racconto dei dettagli spetta soprattutto a Stefano Savoia, responsabile della direzione tecnica Unimore, che in questi anni si è gettato a capofitto nell’impresa, non senza difficoltà.
“Dopo il primo appalto del 2020-21 – ricorda – non proseguirono i lavori con l’impresa che se li era aggiudicati. Ma poi abbiamo avuto la forza di aggiornare il progetto e di completarlo, nonostante gli effetti pesanti dell’inflazione. Una nuova gara ha individuato l’operatore con cui stiamo costruendo l’edificio”. Commentando il suo progetto per il nuovo campus della Columbia University ad Harlem, Renzo Piano disse qualche anno fa che gli edifici universitari sono luoghi per “riunire le persone e farle comunicare tra loro”. Questa, appunto, è l’idea del nuovo padiglione di Ingegneria: un’accademia senza muri né cancelli”.