MARIA SILVIA CABRI
Cronaca

Il ’metodo Di Bella’ in tv: "Mio padre, un grande medico"

Stasera Sky Crime dedica una puntata al professionista che più ha fatto discutere per anni. Il figlio Giuseppe: "Le contestazioni sono sempre state prive di consistenza scientifica".

Stasera Sky Crime dedica una puntata al professionista che più ha fatto discutere per anni. Il figlio Giuseppe: "Le contestazioni sono sempre state prive di consistenza scientifica".

Stasera Sky Crime dedica una puntata al professionista che più ha fatto discutere per anni. Il figlio Giuseppe: "Le contestazioni sono sempre state prive di consistenza scientifica".

Luigi Di Bella, medico e docente universitario di fisiologia, sarà il protagonista della puntata di Sky Crime che andrà in onda stasera alle 22. ‘Il Metodo Di Bella’ (Briciolafilm) è il titolo della puntata a lui dedicata: nel 1997 Luigi Di Bella diventa improvvisamente protagonista di uno dei più controversi casi della medicina italiana. Tutto ha inizio quando la sentenza del giudice Carlo Madaro impone alla Asl di Maglie (Lecce) di fornire gratuitamente i farmaci per la sua terapia antitumorale, accendendo un dibattito nazionale che andrà oltre la medicina e toccherà temi sociali, etici ed economici. A raccontare quello che è accaduto, e a portare avanti il ‘Metodo Di Bella’, è il figlio Giuseppe che dal padre ha ereditato la passione per la Medicina e che da oltre venti anni si dedica alla terapia biologica e tumorale.

Come è nata l’attenzione di suo padre verso le patologie oncologiche?

"Papà ha iniziato le ricerche sul cancro nel 1963: nel 1969 ha somministrato melatonina, soluzione dei retinoidi in vitamina E, vitamina C e D su alcuni pazienti, con risultati positivi, aggiungendovi, dal 1974 la somatostatina, allo scopo di curare anche i cosiddetti tumori solidi. Nel 1989 ha presentato ufficialmente anche questo nuovo metodo di cura. Lavorava in silenzio, non cercava la fama né la pubblicità, ma nel frattempo accresceva il numero di pazienti che avevano tratto beneficio dal suo metodo. È stata la gente stessa a ‘scendere in piazza’ per protesta, per chiedere di potere accedere alle cure attraverso il sistema sanitario nazionale".

Quindi cosa è accaduto?

"A seguito dell’attenzione posta sul suo metodo, nel 1998 il ministero decise di sperimentarlo per dirimere le controversie sorte. Mio padre non era certo un uomo allineato alla sinistra, ma non aveva tessere di partito. Era un medico appassionato del suo lavoro nel quale credeva fermamente". Ci sono state molte contestazioni…

"Contestazioni però prive di consistenza scientifica. Nella maggiore banca dati biomedico scientifica è stato pubblicato uno studio in cui sono documentate le numerose anomalie che hanno destituito di ogni validità scientifica la sperimentazione ministeriale. Nella sua relazione in commissione oncologica, mio padre affermava che il suo metodo poteva essere sperimentato esclusivamente in pazienti oncologici non chemio né radio trattati, in condizioni iniziali. Al contrario contravvenendo totalmente le sue disposizioni, furono ‘arruolati pazienti chemio-radio trattati non più responsivi, con aspettativa di vita tra 11 giorni e 3 mesi. Hanno affermato che il metodo non aveva fondamento scientifico, al fine di eludere il riconoscimento della somatostatina come elemento base nella cura del tumore. Oggi sono oltre 38mila le pubblicazioni che invece lo confermano (contro le 7mila del tempo)".

Il ‘Metodo Di Bella’ fa paura?

"Sì, perché sconvolge tutto, è un atto di accusa. Una società che non valorizza una concezione terapeutica che rappresenta un progresso, e con risultati documentati, dovrebbe fare un esame di coscienza. Ma evidentemente, prenderne atto significherebbe perdere potere a livello mondiale".

Maria Silvia Cabri