
Stasera l’ex sindaco di Pesaro annuncerà la sfida al centrodestra. Nel centrosinistra lista del presidente e via libera al terzo mandato. Base Popolare più vicina alla maggioranza. E ora spunta Ceroni .
Aspettando Godot, atto ultimo: mi candido. Stasera al teatro di Osimo dove riunirà militanti e maggiorenti del partito l’europarlamentare dem Matteo Ricci annuncerà l’ovvio, e cioè la sua candidatura a governatore delle Marche per il centrosinistra. Era nell’aria dalle elezioni europee di un anno fa, si sapeva per certo da mesi. Nella narrativa ricciana il giorno scelto – 21 marzo, – non è casuale e neanche il titolo dell’evento: "Primavera dintorno brilla nell’aria" (Leopardi). Il leit motiv sarà la rinascita (o il risveglio) delle Marche. Dal giorno successivo scatterà il countdown con vista sul voto regionale – in programma nella prima settimana di ottobre, secondo i bene informati – ma le grandi manovre sono già iniziate. Nel centrodestra del governatore Francesco Acquaroli la strategia è di consolidare la "triplice" – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – e blindarla al centro con Udc, civici e Base Popolare, il movimento del redivivo Gian Mario Spacca (già governatore per due mandati) sul cui approdo a destra gli osservatori più attenti nutrono pochi dubbi, anche a giudicare dai nomi che da quelle parti girano per possibili candidature, vedi l’immarcescibile Remigio Ceroni, due volte deputato, già plenipotenziario di Forza Italia nelle Marche negli anni d’oro del berlusconismo. Come che sia, a proposito del centrodestra – il modello Marche che nel 2020 aprì una breccia nella cortina della regione più democristiana che rossa, prologo dell’ascesa di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi –, c’è un detto calcistico più illuminante delle congetture di tanti politologi: squadra che vince non si cambia (si rinforza, semmai).
IL CENTRODESTRA
E ragionando di candidature, è fin troppo facile – se non scontato – prevedere la conferma in blocco nelle liste di tutti i consiglieri di maggioranza. Numeri e sondaggi alla mano, la spina dorsale saranno le liste di FdI. Proviamo a dare qualche nome da nord a sud. Nel Pesarese ci saranno l’assessore regionale uscente Francesco Baldelli, il consigliere regionale Nicola Baiocchi, Nicola Barbieri (sindaco di Mondolfo), Serena Boresta (consigliere comunale a Pesaro). In provincia di Ancona gli uscenti Goffredo Brandoni (assessore), Marco Ausili (consigliere), Mirella Battistoni (idem, fabrianese) e probabilmente anche Angelo Eliantonio, assessore ad Ancona, fedelissimo di Acquaroli.
Nel Maceratese, il capogruppo uscente Simone Livi, maceratese, il civitanovese Pierpaolo Borroni, la vicesindaca di Macerata, Francesca D’Alessandro, e la tolentinate Silvia Luconi. E ancora: tra Fermo e Ascoli, i consiglieri regionali Andrea Putzu, Andrea Assenti e poi Andrea Agostini (presidente di Marche Film Commission); in pole anche Mauro Torresi, vicesindaco di Fermo, Pisana Liberati (vicesindaco di Falerone) ed Eleonora Ferracuti (consigliere a Monte Urano). A oggi non dovrebbe essere della partita Saturnino Di Ruscio (presidente Erap), benché per lui suonino sirene anche dalle parti della Lega.
GLI ALLEATI
Nel partito di Salvini non si candiderà il deputato Mirco Carloni; il nome forte resta quello di Filippo Saltamartini, vice governatore. Scontata la presenza in lista di (quasi) tutti gli uscenti – gli assessori Andrea Maria Antonini e Chiara Biondi, i consiglieri Giorgio Cancellieri, Renzo Marinelli, Anna Menghi, Simona Lupini –, tra i papabili per la candidatura il pesarese Dario Andreolli (consigliere), Enrico Rossi (sindaco di Cartoceto), il civitanovese Giuseppe Cognigni (assessore), gli ex parlamentari Mauro Lucentini e Giuliano Pazzaglini, il vicesindaco sangiorgese Fabio Senzacqua. In Forza Italia derby in famiglia tra l’assessore regionale uscente Stefano Aguzzi e la moglie assessora a Urbino Elisabetta Foschi (uno dei due dovrà fare un passo indietro). Certe le candidature di Gianluca Pasqui (vicepresidente del Consiglio regionale), Jessica Marcozzi (capogruppo) e Giovanni Dallasta.
Tra i nomi di spicco girano quelli del sindaco di Civitanova, Fabrizio Ciarapica, e dell’anconetano Giacomo Bugaro, membro del cda di Ancona International Airport e del comitato di gestione dell’Adsp. Poi Mirko Bilò e Lindita Elezi.
IL CENTROSINISTRA
Per quanto riguarda il Pd, tutti danno per molto probabile la lista del presidente. Ricci è pronto a metterla in piedi con lo stesso schema utilizzato a Pesaro alle comunali, dando spazio a personaggi della società civile o a politici d’area ma non del Pd. L’obiettivo è andare a prendere voti fuori dal recinto del partito e della coalizione. Altro nodo, il via libera al terzo mandato per i consiglieri regionali Dem che già ne hanno fatti due. Un’opzione che fu negata cinque anni fa ma che ora probabilmente sarà concessa. Ne protranno usufuire Manuela Bora, Antonio Mastrovincenzo, Fabrizio Cesetti e Anna Casini. Quest’ultima, però, non sembra voler usufruire del lasciapassare, preferendo lasciare spazio a Francesco Ameli, segretario provinciale del Pd ascolano.
Quanto ai possibili candidati, in provincia di Pesaro-Urbino spunta Alessia Morani, che però in caso di vittoria di Ricci prenderebbe il suo posto a Bruxelles. Poi spazio a Daniele Vimini, vicesindaco di Pesaro e storico braccio destro di Ricci, Micaela Vitri e probabilmente a Renato Claudio Minardi. In lizza anche l’urbinate Federico Scaramucci e il sindaco di Cantiano Alessandro Piccini. Ad Ancona, detto di Mastrovincenzo, in lizza potrebbe esserci l’ex sindaca Valeria Mancinelli. Derby senigalliese in vista tra Chantal Bomprezzi, segretaria regionale, e Maurizio Mangialardi. Poi il segretario provinciale Thomas Braconi, Manuela Bora e l’ex sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni. A Macerata, sicura la candidatura di Romano Carancini, probabili quella del civitanovese Francesco Micucci, di Leonardo Catena, ex sindaco di Montecassiano, e di Marco Belardinelli. A Fermo, oltre Cesetti, in lizza l’ex sindaco di Porto San Giorgio, Nicola Loira, Aronne Perugini, Francesco Trasatti e Chiara Croce. Ad Ascoli, oltre ad Ameli, spunta il sindaco di Arquata, Michele Franchi.
Martino Pancari