Un paracadute per la frutticoltura in crisi

La lettera. Risponde Beppe Boni

Bologna, 19 luglio 2023 – Fino a qualche anno ero un produttore di frutta nella bassa pianura di Bologna, poi per motivi familiari sono state fatte altre scelte. Tutto sommato si riusciva a sbarcare il lunario e il ritorno economico era abbastanza buono. Oggi però vedo arrivare all'orizzonte nubi sempre più nere per chi decide di investire nel settore ortofrutticolo e le superfici coltivate diminuiscono. È un peccato, l'agricoltura bolognese ed emiliano-romagnola è un valore che non possiamo perdere.

Romano Dondi

Risponde Beppe Boni

Stretta tra crisi energetica e scarsa remunerazione, per i produttori la coltivazione di frutta (ma anche ortiva) sta correndo gravi rischi. Questo settore va aiutato non con le elemosine o gli spot, ma attraverso piani strutturali che consentano di arrivare ad un giusto equilibrio fra produttori e filiera di vendita fino alla grande distribuzione che spesso detta legge sui prezzi senza troppe mediazioni. Proprio in questi giorni Confagricoltura Emilia Romagna ha diffuso un'analisi allarmante che dimostra come la frutticoltura soprattutto sia in caduta libera e continui a perdere superfici coltivate. Negli ultimi 20 anni in Emilia Romagna sono andati persi 18 mila ettari perché da 66 mila si è passati agli attuali 44mila. Le sberle maggiori le hanno prese le pesche tradizionali che negli ultimi 12 mesi hanno subito una contrazione del 6,5% e le nettarine del 3,6%. Anche le albicocche piangono con un -3,3% insieme alle pere che registrano un -7.8%. Col clima impazzito e l'arrivo di parassiti sempre più aggressivi i produttori patiscono un rischio d'impresa ormai fuori controllo senza poter intervenire direttamente sui propri margini di ricavo. Qualcosa bisognerà pur fare per evitare il tracollo di un intero settore che a Bologna e province limitrofe vanta tradizione e business da difendere. Si fanno piani per tutto, adesso è ora di dare una mano all'agricoltura. Non c'è bisogno di un commissario straordinario. Basta che chi ne ha titolo si sieda intorno a un tavolo con i rappresentanti delle associazioni agricole (tutte insieme) per partorire idee concrete.

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