GIANMARCO MARCHINI
Sport

Bologna, che Festival a Venezia. Altra magia di Orso, altro successo. Rossoblù a due punti dal terzo posto

Con uno splendido sinistro al volo a inizio ripresa, l’esterno decide una gara dura e sporca: quinta vittoria di fila. Italiano avvicina l’Atalanta e tiene a distanza le rivali per la Champions. Ora testa alla semifinale di Coppa Italia.

I rossoblù posano a fine gara sotto il settore ospiti del Penzo (Schicchi). Nel riquadro, Terence Hill ieri premiato dal Venezia

I rossoblù posano a fine gara sotto il settore ospiti del Penzo (Schicchi). Nel riquadro, Terence Hill ieri premiato dal Venezia

dall’inviato

Toc toc. Il Bologna bussa ai piani alti. Altra magia di Orsolini, altra vittoria: la quinta di fila. Cinquantasei punti in classifica, meno due dal terzo posto. Ma chi la ferma più questa squadra? Si temeva il Venezia, visto che nelle ultime quattro gare aveva alzato il Mose per murare le onde di Lazio, Atalanta, Como e Napoli. Si temeva (speravano, gli altri) tanto questa partita perché al Penzo mancava Santiago Castro e mancava la curva rossoblù, dopo il divieto di trasferta ai residenti nel Bolognese. Dallinga in campo e i 200 tifosi sparsi qua e là sugli spalti hanno fatto quel che hanno potuto. Per tutto il resto, c’è Orso.

Toc toc. Altra magia e altro colpetto con le nocche sul vetro della telecamera. Ma a chi si rivolge? A Spalletti? Forse. O a tutta quell’Italia che continua a riservare "15 secondi d’attenzione" alle imprese del Bologna? Probabile a entrambi. Più che un ‘toc toc’, il suo gol è uno ‘sbang’ assoluto: futurismo applicato al calcio. Cross di Cambiaghi e sinistro al volo che butta giù la porta di Radu. Classica giocata che in allenamento ti viene e in partita mai. E invece questo Bologna è un laboratorio di certezze, una filiera perfetta di teoria e pratica. Andrebbe aggiunta la patch ’doc’ sulla manica: denonimazione di origine controllata. I ragazzi di Vincenzo Italiano non sbagliano mai l’approccio alle gare (salvo rarissime eccezioni, tipo Parma), con la peculiarità di modellarsi all’avversario senza snaturarsi mai.

In Laguna va in scena esattamente la partita che tutti ci aspettavamo: ruvida, sporca, spigolosa. Un pentolino di calcio bollente, il Penzo, con i tifosi veneti a soffiare sul fuoco dei giocatori di Di Francesco. Due i meriti più grandi del Bologna ieri: da una parte, ha saputo calarsi perfettamente nel clima partita, adattandosi alla battaglia di nervi e muscoli imposta dai padroni di casa; dall’altra parte, ha saputo colpire alla prima vera occasione. E queste sono prerogative esclusive delle grandi squadre. Il Bologna non lo nacque, ma modestamente lo diventò.

E’ una squadra consapevole e matura, quella rossoblù. Sostenuta dalla profondità della rosa, ma soprattutto dall’intercambiabilità degli interpreti (a proposito: attenzione a quel Pedrola che ha debuttato nel finale, profuma di sartorata). Ieri mancavano Castro (squalificato), Lucumi e Dominguez, fiaccati dai viaggi oltreoceano, ma il Bologna è rimasto lo stesso squadrone. Certo, Dallinga, encomiabile nello sbattersi, non garantisce quel peso che dà Santi, quella capacità di difendere palloni che nel fango di ieri sarebbe stata oro. Ma l’olandesino ha messo i piedi nell’azione del gol a inizio ripresa. Così come Cambiaghi c’ha messo l’assist e Casale c’ha messo delle grandi ’x’ a sbarrare qualsiasi avversario passasse dalle sue parti. Il resto lo hanno fatto Orso con l’ennesima perla (11° gol in campionato, record personale eguagliato) e le paratissime di Skorupski, decisive pre e post vantaggio. E adesso testa a Empoli: martedì c’è la semifinale di Coppa Italia. I pensieri al Napoli possono attendere. Semmai è Conte a non dormirci la notte.

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